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ELEZIONI EUROPEE DEL 26 MAGGIO

Intervista al prof. Franco Chittolina

Notizia inserita il 05/10/2019

ELEZIONI EUROPEE DEL 26 MAGGIO

In vista delle elezioni europee del 26 maggio, abbiamo posto alcune domande al prof. Franco Chittolina, presidente di Apice, Associazione per l'incontro delle culture in Europa, che ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee, impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

Di seguito troverete le domande e le risposte che ci ha fornito, su alcuni argomenti particolarmente sentiti, che possono dare un utile contributo al nostro dibattito.


Molta gente ha una cattiva opinione dell’Europa, la vede come uno strumento per ridurre le autonomie governative dei singoli Stati e demandarle ad un gruppo ristretto di persone, interessate solo a salvaguardare i privilegi delle grandi potenze economiche internazionali. Cosa risponde a chi la pensa così?
A chi dice questo risponderei cortesemente che dovrebbe informarsi meglio. L’Unione Europea è frutto di un libero patto sottoscritto democraticamente dai Paesi che vi hanno aderito ed è guidata da rappresentanti dei popoli europei o eletti direttamente o designati da governi “sovrani” con procedure rigorosamente democratiche, come avviene nelle nostre democrazie rappresentative.

Quanto incide su questo giudizio la questione dei migranti e quanto l’eccesso di burocrazia?
Il problema dei migranti, da non raccontare come un’invasione, esige una risposta a livello europeo, tramite un mandato che affidi al livello sovranazionale la gestione dei flussi migratori e la successiva accoglienza. Una responsabilità oggi non affidata all’UE, ma ancora gelosamente trattenuta dai governi nazionali.

Esiste una forte distanza tra il voto che i cittadini esprimono a favore di un candidato e il Parlamento Europeo. Sembra che la partecipazione dei cittadini, per quel che riguarda il governo del continente, inizi e finisca sulla scheda elettorale. Come ridurre questa distanza?
Non è un mistero la crisi che nei nostri Paesi minaccia la democrazia rappresentativa: non stupisce che tale crisi colpisca anche le Istituzioni europee in difficoltà a dialogare in modo ravvicinato con mezzo miliardo di cittadini. La distanza andrà ridotta da entrambe le parti: dalle Istituzioni con una semplificazione delle procedure decisionali per renderle più trasparenti e dai cittadini, chiamati a diventare protagonisti di una democrazia partecipativa oggi ancora troppo fragile.

Si dice che l’Europa ci ha permesso di vivere in pace per 70 anni, ma questa affermazione vale solo per una certa parte del continente…
Vero, vale per il territorio dell’UE, che si é andato molto ampliando negli anni, accogliendo e proteggendo Paesi da confini a rischio. Purtroppo non siamo stati capaci di promuovere la pace (e nei Balcani nemmeno di contribuire in modo decisivo a ristabilirla) nel resto del mondo e ai nostri immediati confini, anche se nel caso dell’Ucraina e dell’Iran un ruolo importante l’UE lo ha esercitato, nonostante la mancanza di una politica comune estera e della difesa.

Quali risultati tangibili abbiamo avuto dall’Europa?
Oltre alla “pace domestica”, l’UE ha certamente contribuito allo sviluppo del continente, con la realizzazione del mercato unico e una politica commerciale efficace, alla salvaguardia dello stato di diritto, del welfare ed è significativo il suo impegno in favore di politiche ambientali a salvaguardia del pianeta. Certamente non aiutata in questo dagli USA e dalla Cina.

In Europa permangono troppe distanze nelle condizioni sociali, nei livelli salariali e nel rispetto dei diritti: in 70 anni non si è riusciti a dare più omogeneità neppure alle economie dei vari Stati che hanno adottato l’euro. Allora quali sono stati i reali vantaggi economici?
L’euro ha certamente funzionato da scudo protettivo per le finanze pubbliche: purtroppo in assenza di una politica fiscale comune e vittime di un’ossessione rigorista, alcuni Paesi hanno pagato conseguenze pesanti, come nel caso della Grecia e, in parte, anche dell’Italia, con responsabilità condivise. Ma anche qui bisogna ricordare che politiche sociali e livelli salariali sono esclusi dalle competenze esclusive dell’UE, ma si limitano a raccomandazioni affidate alla buona volontà degli Stati membri e delle parti sociali.

L’Ue continua a essere vista come fonte di sacrifici e i politici legittimano molte scelte scomode con il famoso “ce lo chiede l’Europa”…
Spesso le scelte sottoposte al voto all’unanimità producono poche decisioni. Sarebbe utile che i cittadini conoscessero le responsabilità dei governi in proposito, compreso quando si vota a maggioranza, evitando di sparare su “Bruxelles” quando le decisioni sono prese dalle capitali nazionali.

Quali tra le seguenti proposte, ritiene fattibili e auspicabili e quali invece dannose?
- la creazione di un codice penale unico che omologhi le pene per alcuni reati
- lo smantellamento degli eserciti nazionali e l’istituzione di un unico contingente europeo, anche per ridurre le spese che ogni Stato compie per finanziare uomini e risorse;
- il riconoscimento dei titoli di studio in tutto il continente;
- la condivisione reale di norme concrete per la tutela dell’ambiente;
- l’equiparazione dei diritti e delle tutele sul lavoro da rispettare in tutti gli Stati per ridurre la delocalizzazione nei Paesi più poveri, con minori tutele per i lavoratori
Si tratta di proposte tutte largamente condivisibili per gli obiettivi che si pongono. Più complessa la strada per raggiungerli, tenuto conto delle attuali competenze affidate all’UE e del ritorno nostalgico a presunte sovranità nazionali, spesso tra loro ostili, nell’Unione. Per diverse di queste proposte va anche detto che qualche importante passo avanti è stato fatto, in particolare per la salvaguardia dell’ambiente, per il riconoscimento dei titoli di studio, per l’equiparazione dei diritti e per un avvio di procedure giudiziarie comuni.

Quali gli scenari possibili per il dopo voto?
Molto dipenderà dalla partecipazione al voto, in particolare dei giovani che in passato hanno contribuito agli alti tassi di astensionismo (come anche avvenuto nel caso del referendum su Brexit). Per semplificare, al centro della contesa politica sono le visioni opposte di Europa tra sovranisti ed europeisti, due schieramenti molto frammentati al loro interno, in particolare quello sovranista. Vedremo probabilmente formarsi nuove alleanze in Parlamento, a superamento di quella tradizionale tra il Partito popolare europeo e quello socialista, candidati a cercare una più ampia aggregazione anche con i liberali e, forse, con i Verdi. Oggi il futuro è nelle mani degli elettori: è indispensabile che votino e dicano chiaro che Europa vogliono per sé e per le future generazioni e per la pace di questo continente, dilaniatosi in guerre permanenti prima di aderire al progetto di una comunità europea.

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