«La pace in azione» è lo slogan che accompagna il tesseramento Acli 2026 ed è un messaggio che le Acli provinciali cuneesi vogliono sottolineare in occasione della “Giornata della Memoria”, in calendario per martedì 27 gennaio, nel ricordo delle vittime dell’Olocausto.
Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz, ma ancora oggi non si riescono ad abbattere le barriere oltre le quali si cristallizzano pregiudizi, violenze, arroganze ed egoismi; per questo, mai come oggi, è fondamentale questa ricorrenza, per riflettere, anche sulle sfumature più nascoste e difficili, e trarre insegnamenti profondi che portino buoni frutti, attraverso l’impegno della scuola, della società civile e delle associazioni.
Attivare la memoria, in occasione del 27 gennaio, vuol dire impegnarsi a realizzare la pace.
Alberto Angela, nel suo libro “Cesare”, scrive: “Quando ho chiesto a Matsuyoshi Ikeda, un sopravvissuto di Nagasaki, cosa sia la pace per lui, mi ha risposto che, sebbene tutti noi pensiamo che la pace sia un concetto molto grande, nobile e complesso, in realtà è molto piccolo ed è presente ovunque nella nostra vita quotidiana, solo che non ci facciamo caso: avere l’acqua corrente e la luce, i vestiti e le scarpe, il frigorifero con dentro il cibo o una casa confortevole e calda, sono… Pace”.
La Giornata della Memoria non è solo il tempo del ricordo di ciò che è stato, ma un esercizio civile che interpella il presente, il nostro quotidiano, per costruire la pace. La Shoah non è un evento chiuso nella storia: è il punto estremo a cui possono condurre l’indifferenza, la disumanizzazione dell’altro, la rinuncia alla responsabilità personale e collettiva.
Fare memoria per costruire la pace con cuori disarmati, ma forti nel contrastare la violenza; nel rispettare la persona; nell’aprirsi al confronto, al dialogo tra appartenenze religiose e di idee diverse e nell’attivare la responsabilità civile e la solidarietà.
Ricordare significa interrogarsi sulle dinamiche che resero possibile quell’orrore: la progressiva normalizzazione dell’odio, l’uso politico della paura, la riduzione delle persone a categorie, numeri, nemici. Meccanismi che non appartengono solo al passato. Anche oggi assistiamo, in contesti diversi, a guerre che colpiscono indiscriminatamente i civili, a migrazioni forzate trattate come emergenze da respingere, a linguaggi pubblici che semplificano la complessità, alimentando divisioni e sospetti.
La Memoria ci chiede di vigilare, di riconoscere i segnali che precedono le tragedie: l’erosione dei diritti, la delegittimazione delle istituzioni democratiche, l’abitudine alla violenza raccontata come inevitabile. Ci chiede anche di non cedere alla tentazione dell’equidistanza morale, perché la neutralità di fronte all’ingiustizia finisce sempre per
favorirla.
Come ACLI, associazione fondata sui valori cristiani e laici del rispetto della dignità umana, del lavoro e della pace, vogliamo ribadire che la Memoria è un impegno quotidiano a educare, a costruire comunità inclusive, a difendere la persona contro ogni forma di discriminazione.
Solo così il “mai più” può diventare una responsabilità concreta, e non una formula vuota.